“Amatissime” di Giulia Caminito

 

 

Recensione di Giuseppina Filippi

Un saggio o un memoir? Costruito su temi sia biografici che autobiografici, il libro sfugge alle definizioni. Forse un romanzo sulla memoria , dal momento che la Caminito ci racconta la storia di cinque letterate del ‘900, a cui il suo lavoro di scrittrice deve molto. 

Si tratta di Elsa Morante, che, bambina piccola e anemica, dai “capelli come ali di corvo” , fa da specchio all’infanzia dell’autrice.  In  Paola Masino ritrova l’adolescente ribelle, anche a partire dall’abbigliamento estroso, colorato  e trasgressivo. Quindi Natalia Ginzburg , apprezzata per le sue opere ma anche perché riuscita ad imporsi  ad imporsi in un mercato editoriale saldamente in mani maschili, una giungla insidiosa sperimentata dalla stessa autrice. 

E poi il recupero dalla dimenticanza di due letterate quasi totalmente sconosciute: Laudomia Bonanni, aquilana, coraggiosa e anticonformista , che di fronte al rifiuto di essere pubblicata , esce di scena e di lei si perdono le tracce.  Sconosciuta anche Livia De Stefani, di cui fatica a ricostruire la biografia. 

Amatissime tutte e cinque, perché curiose, coraggiose, nuove in un mondo letterario vecchio e misogino. In esse la Caminito si riconosce e decide di strapparle all’oblio dando loro nuova vita per “tenere insieme le loro ossa di carta”-